I quattro focus strategici per il futuro del food Gli ultimi anni (in particolar modo dal “dopo – Expo”) il settore agroalimentare sta vivendo un’epoca di grande fermento.

La consapevolezza del consumatore, sempre più informato, e le nuove tecnologie sfidano quotidianamente il mercato, stimolando le aziende ad innovare nei processi, dare vita a nuovi prodotti e ripensare i modelli distributivi. I nativi digitali, costantemente connessi, sono i veri protagonisti di questa “food revolution”; rappresentano un’utenza che spende in cibo più delle generazioni precedenti e che al tempo stesso è più informata su ciò che mangia, sulla provenienza e la tracciabilità di ciò che acquista e consuma. Il mondo della ricerca scientifica e l’ecosistema delle startup, sono sempre più “open”, collaborano coinvolgendo l’intera filiera, ma anche le grandi imprese si mettono alla prova nell’arena dell’innovazione.

Secondo CBS, c’è infatti una tendenza in crescita da parte delle aziende globali nella filiera AgriFood di istituire fondi di venture capital e programmi corporate di incubazione e accelerazione. Tra questi, citiamo il rapporto tra Campbell’s Soup e Acre Venture Partners (fondo da 125 milioni di dollari), Kellogg’s con Eighteen94 Capital (100 milioni) o l’incubatore di Chobani.

Future Food Institute, studiando l’impatto delle tecnologie e delle tendenze food tech e agritech più innovative, favorisce la nascita di nuovi modelli e nuove imprese capaci di impattare positivamente il sistema. Questo è il motivo per cui, attraverso la Food Innovation Global Mission, incontrando gli “eroi” che quotidianamente portano avanti idee rivoluzionarie e imprese innovative nel settore, cerca di sviluppare una consapevolezza della “Food Innovation” che vada oltre ogni luogo.

Quattro sono gli ambiti nella filiera Agri-Food dove, negli anni a venire, assisteremo alle rivoluzioni che forse cambieranno maggiormente la relazione tra Ambiente-Agricoltura-Alimentazione e l’intero mercato:

  1. Proteine alternative: Sappiamo tutti che le proteine sono un elemento essenziale per la nutrizione umana; tuttavia la produzione di proteine animali è stata fortemente associata a pratiche agricole intensive e poco sostenibili. Si stima che il 15-24% delle emissioni di gas serra è causata dalla produzione mondiale di carne. Vi è una forte tendenza a spostarsi verso le proteine vegetali e alla ricerca di altre fonti proteiche come le proteine degli insetti. Secondo Tyson foods, il mercato delle proteine a base vegetale sta crescendo a un ritmo leggermente più veloce rispetto al mercato delle proteine animali. Inoltre, gli alimenti Mosa Meat e Finless hanno fatto importanti passi avanti verso l’introduzione sul mercato di proteine animali dall’agricoltura cellulare, una tecnologia che promette di portare i nutrienti essenziali in tavola con un impatto ambientale molto inferiore. La ricerca intende mappare tutte le tendenze del settore che renderanno la produzione di proteine più efficiente, più sana e più sostenibile, passando dalle tecnologie che renderanno all’allevamento tradizionale più “fare” (animal welfare e zootecnia di precisione), alla produzione sintetica a bassissimo impatto ambientale fino alle opzioni vegetali.
  2. Innovazione agritech nelle aree urbane e periurbane: i deserti alimentari sono un fenomeno emerso nelle grandi città di tutto il mondo. La mancanza di accesso a cibi freschi e nutrienti ha avuto gravi ripercussioni sulla salute sia degli adulti che dei bambini. Per contrastare questa tendenza, iniziative come Aerofarms e Gotham greens hanno sfruttato la potenza della tecnologia idroponica, i LED e la modulazione di variabili quali temperatura e umidità, portando i prodotti freschi in città grazie alla coltivazione verticale. Tali iniziative fanno più che riempire la città di spazi verdi, bensì ristrutturano le comunità urbane, attraverso l’educazione e la sensibilizzazione. Anche se ‘agricoltura urbana è stata una tendenza in crescita negli ultimi anni, la spinta data dalla tecnologia può ancora garantire una produzione abbondante e degli alti profitti.
  3. Food Care ed il futuro dei Food Service: il consumo del cibo fuori casa è uno dei settori in più rapida crescita nel Food System, poiché i fornitori di servizi alimentari si sforzano di soddisfare le aspettative sempre crescenti dei clienti e le esigenze in continua evoluzione, e poiché le tecnologia sempre più presente nelle nostre vite sta cambiando le nostre abitudini. Il “Food Care” si basa sulla relazione tra cibo, salute ed ambiente e incoraggia i consumatori a fare scelte informate per uno stile di vita sano. Con il termine si intende la cura di coloro che nutriamo e coloro che ci nutrono intendendo il più ampio ecosistema in cui viviamo. In questo senso il cibo può efficacemente riunire le persone migliorando la loro salute e di conseguenza la loro vita in generale.
  4. Sostenibilità scalabile e sistemi circolari: i sistemi di produzione tradizionali, noti per il loro spreco di risorse naturali, non sono più un’opzione. Secondo la FAO, un terzo della produzione alimentare mondiale viene sprecato. Tuttavia, molte delle iniziative più sostenibili per ridurre gli sprechi e l’uso efficiente delle risorse naturali non possono essere scalate, limitandone impatto. Solo attraverso l’economia circolare gli operatori del settore possono implementare pratiche sostenibili su larga scala e utilizzare le risorse naturali in modo più efficiente.

Questi temi saranno ulteriormente approfonditi durante la prossima la Food Innovation Global Mission 2018 (globalmission.foodinnovationprogram.org) in partenza il 12 Maggio. I ricercatori coinvolti nel progetto provengono da Italia, Belgio, Sudafrica, Egitto, Nigeria, Stati Uniti d’America, Colombia, India, Cina, Giordania e Filippine; sono stati selezionati per motivazione, passione, meriti accademici e professionali; sono ingegneri, tecnologi alimentari, chimici, economisti, giovani imprenditori, designer, culinary artist, agronomi, politologi, esperti di cooperazione internazionale, esperti di scienze alimentari e manager. Questa delegazione viaggerà per 60 giorni studiano i 12 hub più rilevanti per l’innovazione nell’agroalimentare, strategici per il ruolo rappresentato in ambito accademico e nell’ecosistema globale delle start-up: Wageningen, Maastricht e Amsterdam (Paesi Bassi), Valencia, Madrid (Spagna), Berlino (Germania), New York (USA) , Toronto (Canada), San Francisco (USA), Hong Kong (Cina), Tokyo (Giappone), Shanghai (Cina), Mumbai (India), Bangkok (Thailandia) ed Emilia Romagna (Italia). Miriamo con questa attività di ricerca unica ad ottenere un impatto tangibile sui temi più rilevanti per il settore, come la gestione delle risorse ambientali, l’adattamento ai cambiamenti climatici e un’alimentazione sostenibile ed equa. L’innovazione nella filiera alimentare, non è solo un fattore di competitività a livello industriale, ma è uno strumento strategico per affrontare le sfide del sistema a livello globale e deve essere un impegno comune e condiviso. Future Food Institute dal 2014 è impegnato nel formare giovani talenti ad alto potenziale, favorendo l’innovazione nelle imprese del settore, in Italia e nel Mondo, alimentando la comunità e contribuendo alla sviluppo dei territori d’azione (Regione Emilia-Romagna, San Francisco, Madrid, Hong-Kong/opening soon)