Bottega di Sicilia: la filiera che parte dalla terra ed arriva alla bottiglia

Bottega di Sicilia: la filiera che parte dalla terra ed arriva alla bottiglia

Bottega di Sicilia: la filiera che parte dalla terra ed arriva alla bottiglia

 

“Noi ci concentriamo soprattutto su alta qualità e tracciabilità della materia prima, che rappresentano valori di riferimento per il consumatore finale, come confermato dai dati esposti dalla dottoressa Merigo”. Così prende il via l’intervento di Leandro Di Martino, Responsabile e Marketing Manager di Bottega di Sicilia durante il suo intervento al webinar di Cibus Lab realizzato da GDONews in collaborazione con Fiere Parma dal titolo Primi piatti. Pasta, salse, sughi pronti e rossi: i colori dell’Italia nel mondo”. Una filosofia strettamente collegata alle origini della nascita di questa realtà produttiva.

Bottega di Sicilia fa infatti parte di Libretti, azienda leader che da 60 anni opera nel comparto agroalimentare con quasi 35 milioni di euro di fatturato e più di 100 ettari di prodotto sotto serra – prevalentemente di proprietà –, che si occupa di produrre, lavorare e commercializzare il fresco sotto tutte le fattispecie, sia in termini varietali che di formato, sia per la private label che per la sua marca industriale. E nasce con l’intento di trasformare la tantissima merce di grande qualità che, per esigenze o conseguenze di mercato, creava rimanenze in magazzino eccellenti ma con alto tasso di reperibilità, allungando quindi la shelf life di prodotto pur mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche della materia prima.

 

GUARDA L’INTERVISTA DI LEANDRO DI MARTINO
(Marketing Manager – Bottega di Sicilia)

 

Il nostro posizionamento – prosegue Di Martino – è medio alto ma comunque studiato al fine di trovare per ogni singolo prodotto il giusto compromesso con la distribuzione. Un approccio che appare ancora più importante oggi: dopo la situazione anomala della pandemia, infatti, per quanto il consumatore finale possa essere ancora price sensitive emerge un’attenzione sempre maggiore a qualità prodotto e tracciabilità materia prima, soprattutto nella nostra categoria”. In tema di pressione promozionale, il manager ne riconosce l’importanza ma condivide con Antonio Cellie (Ad Fiere Parma Cibus) il fatto che vada applicata per creare traffic building studiando delle attività su quei prodotti su cui vi è la volontà di veicolare una certa comunicazione, una determinata strategia di marketing.

E gli obiettivi futuri? La volontà è quella di implementare la gamma di prodotto sotto tutti i punti di vista, acquisendo quote di mercato, come detta la nostra vision della società. “Stiamo puntando moltissimo – specifica il manager – sugli States. Abbiamo infatti appena concluso collaborazioni importanti sia nel retail, attraverso grocery di alto profilo soprattutto nella zona di Manhattan e dintorni, che con una piattaforma che, tramite cadenze periodiche, ci permette di dare vita a operazioni di comarketing finalizzate al contatto con il cliente finale e con gli stakeholder”.

Un approccio possibile grazie alla realizzazione di un nuovo stabilimento che garantisce grande flessibilità, oltre all’opportunità di dedicarsi al canale foodservice, finalmente in ripresa dopo la lunga parentesi Covid.

 

 

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