Le carni italiane biologiche e con un rigido controllo di filiera determinano crescite nelle vendite nel Mass Market Retail

Le carni italiane biologiche e con un rigido controllo di filiera determinano crescite nelle vendite nel Mass Market Retail

La prossima settimana uscirà una nuova edizione del manuale sulla categoria carni con un aggiornamento delle vendite realizzate nel 2020 in grande distribuzione.

Il manuale verrà tradotto in inglese grazie al progetto CIBUS LAB, realizzato assieme a Fiere di Parma Cibus, e martedì 24 novembre alle ore 15 si terrà un LIVE webinar con la partecipazione di IRI Worldwide, dei principali player della produzione industriale nazionale, e con la partecipazione di diversi buyer della GDO italiana.

Le carni sono una categoria davvero peculiare, decisamente strategica per il retailer dove, però, le insidie di tipo culturale negli ultimi anni hanno minato alla base la forza della sua offerta.

Esiste un vasto movimento di opinione che vede nel consumo della carne una vera insidia per il genere umano, prima ancora che un fortissimo danno ambientale determinato dalla sua produzione.

Questi temi, dove animalisti, vegetariani e tanti altri movimenti hanno costruito una sorta di “Santa Alleanza”, si sono tradotti, di fatto, in una forte risposta dell’industria nazionale che, da oltre dieci anni, conduce un radicale cambiamento della produzione, oggi sostanziato in un rigido controllo di filiera e di produzione biologica, senza pesticidi ed altre sostanze.

Questo innalzamento dell’offerta ha determinato un allargamento della categoria. Il Mass Market Retail nazionale, dopo anni di decrementi delle vendite, determinati sicuramente dalla diffidenza dei consumatori, influenzati dai movimenti di opinione e dagli scandali che si sono succeduti negli anni 2000, ha trovato in tempi recenti incrementi di vendite decisi, grazie al connubio di intenti che la produzione ha trovato nel distributore (GDO). In particolare l’ultimo anno, segnato dalla paura per l’emergenza sanitaria in corso, e che ha portato ad un incremento delle vendite in altre categorie di prodotti attenti alla salute, quindi in un contesto potenzialmente pericoloso per la categoria delle carni, invece è stato caratterizzato da incrementi delle vendite che non si ricordano a memoria d’uomo.

Per certo i consumatori hanno modificato il loro carrello della spesa e tra gli alimenti di origine animale sono state soprattutto le carni ad aver fatto segnare un buon andamento, con incrementi delle vendite sia a valore che a volumi.

L’analisi prodotta in questo articolo verterà su quelli che sono i dati aggiornati alla fine di ottobre, nel pieno della seconda ondata di coronavirus, ed è relativa ai comparti delle carni bianche e delle carni rosse.

 

Le carni bianche

L’avicunicolo a peso imposto ha generato un fatturato di oltre 600 milioni di euro e rispetto al pari periodo del precedente anno è fortemente cresciuto, pari al +11%.

 

 

Nello specifico, a parte casi eclatanti ed inspiegabili come le vendite del coniglio, che ha sorprendentemente realizzato incrementi del 109,8%, in altri comparti gli incrementi sono stati decisamente rilevanti ma in un quadro di normalità: nel dettaglio la III lavorazione avicunicolo ha realizzato 200 milioni di euro di fatturato (+9,9%), la IV lavorazione avicunicolo oltre 300 milioni (+10,1%), il pollo oltre 100 milioni con un incremento del +16,1%.

 

 

Se si considera solo l’ultimo mese, ovvero durante l’avvento della seconda ondata di coronavirus, i dati sono ancora migliori: il coniglio che è cresciuto del +127%, la III lavorazione dell’avicunicolo è cresciuta del +15,6%, la IV lavorazione è cresciuta del +11,8% ed il pollo è cresciuto del +18,3%.

 

Le carni rosse

Le vendite a peso imposto delle carni rosse sono sempre state minime rispetto a quelle generate a banco servito, dal macellaio che guida il consumatore verso un acquisto adatto alle sue esigenze, ma anche queste nel periodo del coronavirus sono state positive: il bovino nel periodo considerato (1 Gennaio – 31 Ottobre) ha generato un fatturato complessivo di oltre 260 milioni di euro crescendo del +26,1%.

 

 

Anche il suino ha decisamente incrementato le vendite rispetto al pari periodo del 2019: i dati aggiornati alla fine di ottobre indicano una crescita del +21,4%, raggiungendo quasi i 150 milioni di euro.